Tu gust is megl che uan

.......o forse dovrei dire tre gusti meglio di due.
Questo post verte sul solito tormentone, PostgreSQL. Probabilmente i più smaliziati di voi si saranno chiesti: PostgreSQL Italia, che senso ha fare un terzo sito su PostgreSQL in italiano?
Beh, la risposta è dentro di voi ma è sbagliata.
Divide et impera dicevano i latini, e noi italiani, quali eredi di questo popolo non possiamo essere da meno a questo motto.
Solo che i latini con il loro motto si riferivano alle popolazioni barbare sulle quali, mancando unità nazionale, tranne il solito villaggio di irriducibili in armorica dotato di pozione magica, l'esercito romano aveva gioco facile.
Prima di raccontarvi il motivo del terzo incomodo, della zeppa nel culo dei miei ex amici, vi farò un piccolo corso di storia elefantesca.
Un ultimo appunto prima di partire.
Di questo sito e dell'altro che ho contribuito a far nascere non ho intenzione di fornire riferimenti.
Se volete trovarli vi basterà googlare, tanto sono ai primi posti delle pagine di ricerca in italiano.
La storia di PostgreSQL in Italia ha avuto origine con un sito che ha avuto il merito di mettere su una mailing list in italiano e, dopo un paio d'anni, un cms che ha permesso di scrivere un po' di documentazione. Anch'io in quel periodo ho fatto la mia parte, molti vecchi articoli e documenti in openoffice sono ancora li presenti e indicizzati su google.
Il tutto è andato più o meno bene finchè lo stronzo che sta scrivendo un giorno tirò fuori l'idea del pgday.
Candidamente pensai che di una cosa del genere la comunità italiana se ne sarebbe occupata con i suoi potenti mezzi.
WRONG!
Alle spalle del sito non c'era un'associazione, come avevo creduto fino a quel momento, ma semplici privati che tenevano, e tengono tutt'ora un sito una mailing e basta.
Scoperta questa cosa un'associazione di cui facevo parte all'epoca si prese carico dell'evento e alla fine, tra 1000 bestemmie, e 200 travasi di bile alla fine la cosa ando' molto bene.
Durante l'organizzazione dell'evento mi era venuta l'idea di fare una vera associazione in grado di offrire una vera documentazione e un vero supporto tecnico.
Percepisco i vostri pensieri: "chi sei tu per giudicare?"
Più che lecito chiederselo.
Io sono uno che parla poco ma quando decide di farlo lo fa a ragion veduta.
Ho lavorato, e tuttora lavoro, con sistemi mission critical di altissimo livello in un'azienda dove non è permesso dire forse e prova, a meno che non si voglia provare l'ebbrezza del calcio nel culo con la lettera di licenziamento.
Pertanto quando ho un problema non sopporto chi mi tira a indovinare senza essersi minimamente letto il manuale o tira a indovinare su cose che possono risultare anche in un disastro apocalittico.
Ad ogni modo l'associazione, tra un vaffanculo un pezzodimerda e un levatidihulo, prese corpo e venne fondata. Avremmo finalmente avviato un discorso serio e organico per portare PostgreSQL alle aziende italiane.
WRONG!
Il primo problema, quello di creare un sito di documentazione e una mailing list di supporto si spalmò contro un muro di gomma opposto dai consiglieri di allora (io stesso ero consigliere).
Motivazione? Esiste già un sito ed una mailing list, perché duplicare le cose?
Fù il primo dei tanti bocconi amari che dovetti ingoiare mio malgrado.
Alla fine mi resi conto che la mia idea di PostgreSQL in Italia era totalmente diversa da quella dagli altri.
Compresi sulla mia pelle quanto triste è l'italiano medio. Pur di non avere fastidi non prende mai una cazzo di decisione netta che sia una e alla fine scontenta tutti.
La situazione che si era creata e che ancora si protrae è un'immobilità assoluta su entrambi i fronti, il vecchio e il nuovo, con gente che da un lato si professa paladino dell'open source e poi sfrutta la visibilità acquisita, per il proprio tornaconto personale.
Che italiani modello!
In parallelo a questa storia si mise anche il nuovo pgday la cui organizzazione era partita male, in maniera democratica e alla fine ha totalizzato un flop pauroso, anche se gli organizzatori dicono il contrario l'evento che ho visto è stata una pallida ombra di quello del 2007, carente sotto molti aspetti.
Una impressione per tutte: Alle sale semivuote dei vari talk faceva da contrappunto il lunch break affollatissimo.
Fatto sta che, vista l'impossibilità di comunicare con i miei ex compagni di ventura, alcuni dei quali consideravo amici, ho deciso di tirarmi fuori da tutto ciò che avevo contribuito a far nascere, lasciando tutto il lavoro che mi era costato sangue e fatica.
Passato il primo periodo di sconforto dopo questa cocente delusione mi resi conto quanto fosse stupido non combattere per ciò che si ama.
Fu in quel periodo che concepii il terzo sito su PostgreSQL. Un sito tecnico che ha fatto incazzare qualche pezzo grosso della comunità internazionale.
Non che mi interessi riconoscimento ufficiale sia chiaro. Il sito lo sto plasmando con un livello qualitativo alto e alla fine si collocherà al di sopra degli altri due per i suoi contenuti tecnici e non per agganci politici e conoscenze.
Se il fatto di essere da solo mi permette di decidere cosa cazzo fare senza dover rendere conto a nessuno, il rovescio della medaglia è che devo fare tutto io, e quindi a volte capita, come in questi ultimi tempi a causa di uno tsunami di merda che mi ha sepolto e dal quale sono quasi riuscito a liberarmi, che non venga aggiornato di frequente.
Gli articoli sono tutti scritti da me, alcuni rielaborati dalla documentazione, molti tirati fuori dal codice sorgente.
Il suo essere on line da poco lo rende ancora poco conosciuto ma le statistiche, specialmente relative ai motori di ricerca, iniziano a produrre numeri interessanti, alla faccia di coloro che mi hanno impedito di fare questo lavoro nell'ambito dell'associazione, lavoro che porta solo giovamento al prodotto in Italia a causa della poca dimestichezza degli italiani, specialmente i manager, con l'inglese.
Per parcondicio non linkerò neanche lui anche se, tra i tre sicuramente confido che riuscirete a riconoscerlo.